PAROLE: il mondo raccontato


A Zvornik ho lasciato il mio cuore
di Abdulah Sidran
Introduzione di Moni Ovadia
Formato 12x16 - 124 Pagine
Prezzo di copertina: euro 8,90
ISBN 88-901762-1-0
Grande poeta e testimone della nostra epoca, Abdulah Sidran è straordinario uomo di teatro. Se qualcuno volesse capire cosa è stato il dramma della ex-Jugoslavia, la guerra civile (1991-1996) e la guerra di Bosnia Erzegovina (1992-1995) gli basterebbe questa pièce.
Rude è l' uomo che sta dalla parte della vita, che cerca la memoria come costruzione di arte, non di guerra, ecco la differenza. Lui è legato alla Drina, i suoi sono sepolti qui, ma per lui quel ricordo è fonte di vita, cioè di arte. L'arte è la trasformazione comunicativa della vita per condividerla con altri, condividere il confine con un altro. Condividi il tuo confine con una donna e nasce una nuova vita. Cos'è la morte: irrigidire il confine e farlo diventare "fronte". Non c'è niente di male che ci siano i confini se sono gemmazione d'incontro, di confronto, anche di polemica, purchè non divengano mai "fronti".

- dall'introduzione di Moni Ovadia


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La Bara di Sarajevo
di Abdulah Sidran
ISBN 88-901762-3-7
Nell'aprile del 1992 comincia l'assedio della città di Sarajevo. In questa città scrive versi Abdulah Sidran. L'aggressione a Sarajevo stringe a una tragica grandezza il lavoro del poeta e investe di luce drammatica e profetica tutta la sua poesia. Il fare poetico ritrova, nelle poesie dell'assedio, una sua funzione estrema. Se Sarajevo è al centro della crisi epocale che traversiamo, questa poesia si evidenzia nell'epicentro della crisi e nei suoi versi la città si specchia e si esalta.




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